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Il cane si lanciò giù dal balcone per sfuggire all’abbandono, proprietario condannato

Il cane giaceva a terra. Paride, volontario Enpa, tentò di tutto per rianimarlo ma niente. Lasciato solo in appartamento senza acqua nel cibo, il cane aveva cercato di mettersi in salvo arrampicandosi sul cornicione del balcone di quella casa-prigione a Palermo. All’arrivo dei soccorsi, terrorizzato alla vista delle persone, si era lanciato di sotto.

La storia è accaduta nel 2013. Il 18 novembre 2020, a sette anni di distanza, Enpa dà notizia della sentenza di condanna emessa dal tribunale di Palermo nei confronti del proprietario di quel meticcio biondo, così giovane e così sofferente. L’uomo è stato condannato al pagamento di 8mila euro di multa più le spese legali.

Nella nota Enpa si legge che il proprietario è stato condannato “per maltrattamento di animali“, “per avere, per crudeltà o comunque senza necessità, lasciando un cane rinchiuso in stato di abbandono dentro un appartamento e senza provvedere alla sua alimentazione, sottoposto l’animale a sevizie, comportamenti, fatiche insopportabili”.

La presenza del cane sul cornicione era stata segnalata dai vicini via Facebook. Paride, volontario Enpa, si trovava nei paraggi e si precipitò sul posto. Vede il cane lassù, magrissimo, in pericolo. Chiama le forze dell’ordine e sporge denuncia. Ma il piano è alto.

“I vigili del fuoco – racconta Enpa – non riescono a raggiungerlo attraverso la scala e sono costretti a sfondare la porta. Quello che si trovano di fronte è inimmaginabile: escrementi ovunque, cibo buttato per terra, mobili completamenti divelti, una situazione di totale incuria ed abbandono”.

Poi la tragedia

Il cane, ricostruisce ancora l’Ente, probabilmente è abbandonato a se stesso da moltissimo tempo e non più abituato a vedere persone. “E’ spaventatissimo. Le forze dell’ordine non fanno in tempo a raggiungerlo che l’animale, preso dal panico, si butta giù dal balcone. Inutili i tentativi di Paride di rianimarlo. Il cane muore nel giro di pochi minuti”.

“Il proprietario dell’animale viene quindi rintracciato e afferma di aver dato incarico di prendersi cura del cane ad una terza persona che però non sarà mai nominata o identificata all’interno del processo”.

“Purtroppo oggi non possiamo gioire – afferma Carla Rocchi, Presidente nazionale Enpa – la sofferenza che ha dovuto provare quel cane nei suoi ultimi mesi di vita è inaccettabile. Lasciato morire di fame, rinchiuso in quella casa ridotta a letamaio, in spazi angusti. Il balcone era talmente stracolmo di immondizia e rifiuti che il cane non aveva lo spazio per accedere ed era costretto a salire sul cornicione per stare all’aria aperta”.

 

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