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Cura Salute

Anasarca fetale nel cane

Tra le patologie congenite che possono interessare un cucciolo di cane rientra anche l’anasarca.

Si tratta di una condizione che colpisce molte razze: Labrador retriever, Schnauzer, Chow-Chow, Bichon, ma soprattutto Bulldogs, Boston terriere e Carlino.

Vediamo sintomi, diagnosi e prognosi dell’anasarca fetale nei cuccioli…

Caratteristiche cliniche dell’anasarca fetale nel cane

Malattia congenita, come detto, caratterizzata da un diffuso edema sottocutaneo, soprattutto a carico del collo e della testa.

Associato ad esso, versamento toracico e addominale e una sproporzione delle dimensioni (anche 4 volte maggiori rispetto alla norma), che rendono il parto difficoltoso.

Anche se l’aspetto giustifica il sospetto di anasarca, è giusto comunque accertarsi che non si tratti invece di anomalie cardiache e dei grossi vasi, atelettasia polmonare, iperplasia della milza e del timo, necrosi miocardica ed epatica e calcificazioni subcapsulari, che comunque si caratterizzano anch’esse per la presenza di edema.

Per quanto concerne le origini della malattia, esse non sono del tutto chiare: forse anomalie cardio-vascolari su base forse genetica, oppure cause traumatiche o infettive della madre.

Si tratta comunque di una condizione letale, che causa la morte del feto in utero, o comunque il decesso entro 36 ore dalla nascita.

Tuttavia, in cuccioli con anasarca non grave e apparentemente normovitali è possibile attuare dei tentativi, sebbene la prognosi comunque resti riservata.

Questi comprendono:

  1. la somministrazione di furosemide per via intramuscolare, al fine di eliminare i liquidi
  2. il monitoraggio della riduzione del peso ogni tre ore
  3. la somministrazione di una soluzione acquosa di cloruro di potassio, per evitare l’arresto cardiaco conseguente all’eccessiva perdita di potassio indotta dalla diuresi forzata.

Tuttavia restano perplessità sull’opportunità di questa terapia sia per il carattere sistemico delle malformazioni, di cui l’edema diffuso è solo una conseguenza, sia per la insufficiente capacità del rene neonatale di rispondere alla terapia diuretica.

Una condizione dunque gravissima, anche in ragione del fatto che l’unica forma di prevenzione possibile è l’esclusione dalla riproduzione dei soggetti che hanno prodotto ripetute figliate con neonati affetti da anasarca fetale (è invece inutile, se non addirittura pericoloso, come proposto da alcuni, attuare una terapia diuretica già nella gestante).

 

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