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Dare cibo al cane dalla tavola: ma perché non si può?

Tutti, ma proprio tutti, i proprietari di quattro zampe si son sentiti dire, almeno una volta nella vita, che è vietato dare cibo al cane dalla tavola durante i loro pasti.

Eppure in questo articolo vorremmo riportare un punto di vista differente, che scardina questa convinzione alla base.

Conosciamo e analizziamo questo approccio alternativo, per il quale è più che concesso fornire a Fido il cibo direttamente dalla tavola del suo umano…

Perché NON condividere i pasti sarebbe un errore

NON condividere il cibo con Fido è, in realtà, un retaggio storico-culturale di un periodo (15-20 anni fa) nel quale la gestione del cane avveniva fuori dall’abitazione.

L’animale viveva in giardino, in un box o legato ad una catena.

Le occasioni per entrare in casa erano rare e fugaci.

La partecipazione del cane al momento del pasto familiare era quindi piuttosto scarsa se non nulla.

Per di più in quegli anni il cane era rappresentato come creatura ribelle e dotata di istinti imprevedibili.

Era quindi lecito adoperare un metodo rigido e spesso brusco per impartire comandi e regole.

Diremmo quasi una logica militare.

Gran parte dell’addestramento era impostato sull’imporre disciplina e obbedienza.

Fortunatamente negli ultimi 15-20 anni l’approccio è cambiato.

Grazie anche alle ricerche sulla psicologia del cane pervenute pure nel nostro Paese.

In base alle quali abbiamo scoperto che, essendo Fido un animale da branco, ha già delle regole proprie che hanno la funzione di preservare gli equilibri tra gli individui e abbassare la tensione tra essi al minimo.

Queste regole sociali riguardano le cosiddette risorse primarie.

Ovvero quanto di essenziale vi è per il sostentamento e la sicurezza del branco.

Tra queste il cibo.

Dunque, per il cane il momento del pasto è una situazione sociale.

La preda “cacciata” viene suddivisa tra tutti gli individui del gruppo.

Per evitare conflitti il soggetto più forte mangia prima in presenza degli altri, e poi lascia loro accesso al cibo.

Questo è lo schema mentale del cane.

Ora proviamo a vedere con gli occhi di un cane il momento del nostro pasto.

Ci vede preparare e mangiare la preda ma a lui/lei non diamo mai nulla. 

Questo viene vissuto come esclusione da un momento sociale.

Momento in cui in natura tutti devono poter accedere al cibo.

Il cane non comprende.

Ci vede come gregari affamati e avidi che consumano gelosamente la preda senza condividerla col branco.

E ciò genera ansia e insicurezza.

Da questo molti cani sviluppano logiche di autogestione della risorsa cibo:

  • cercano di rubare non appena colgono una distrazione
  • rivendicano a gran voce il proprio diritto di accesso al cibo attraverso irrequietezza, lamenti, abbai, tentativi di raggiungere la tavola e il cibo.

Passano da una forma di rispetto delle regole e collaborazione sociale ad una forma di competizione fuori dalle regole sociali.

I vantaggi di un approccio diverso

Insomma, il diktat “non dare cibo dalla tavola al cane” non tiene conto del fatto che questi ha già delle regole ben precise e una logica educativa interna al branco.

Appresa tra l’altro sin dall’infanzia.

Il cucciolo impara dalla madre che deve rispettare il suo turno per accedere al cibo ma poi il cibo gli viene lasciato.

E allora, come dobbiamo comportarci noi umani?

È semplice.

Teniamo Fido con noi durante i pasti e insegniamogli come ottenere la sua parte di questo pasto sociale.

Se il cane cerca di raggiungere il cibo sulla tavola con irruenza o lo richiede con pianto, abbaio o con l’uso delle zampe va ignorato, o spostato con delicatezza.

Non va sgridato, né gli vanno impartiti comandi.

Qualsiasi cosa diciate (e con qualsiasi tono) il cane lo prenderà come un’attenzione data alla sua irruenza e vedrà premiato questo suo atteggiamento.

Quando invece il cane si tranquillizza e rimane in attesa del cibo pazientemente dategli una ricompensa direttamente dalla tavola.

Ripetete più volte questa sequenza e noterete che Fido si metterà tranquillo vicino a voi senza ansia né pretese.

In questo modo il cane:

  • si sentirà parte integrante del branco
  • capirà che il cibo è una risorsa condivisa, ma sulla base di regole ben precise
  • imparerà a stare tranquillo in presenza di cibo
  • avrà a disposizione uno schema intuitivo e semplice (perché basato su regole naturali) da usare anche in presenza di ospiti a casa e/o in bar, ristoranti, e in tutte le situazioni sociali dove il cibo è presente
  • vi vedrà come una “guida”, e non come un “giudice”.

Insomma, i vantaggi sono notevoli, ma è bene fare una precisazione.

Nella maggior parte dei casi il cibo umano non è adatto, o è addirittura dannoso, per la salute del cane.

Meglio allora tenere sulla tavola una scatolina con snack appositi e usare quelli come rappresentazione del nostro cibo.

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