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Un sacrificio che insegna: il cane Angelo tra musica, scultura, film, edufiction

Un sentiero ciottoloso del Cosentino, il caldo di giugno in un pomeriggio che pare di stagno. Era il 2016 e quattro ragazzi, nelle campagne di Sangineto, torturavano e uccidevano per puro sadico divertimento un mansueto cane randagio bianco conosciuto come Angelo, finendo con l’impiccarlo. I lamenti strazianti del cane e le risa dei suoi aguzzini: tutto filmato in un video condiviso via social per compiacersene.

Invece è arrivato lo sdegno. Sangineto si riempì di manifestanti. Di proteste. Di condanne. Anche giudiziarie, coi quattro – minorenni all’epoca dei fatti – condannati in primo grado dal Tribunale di Paola a 16 mesi, il massimo previsto dalla legge italiana in questi casi. Ma dal tremendo sacrificio di quel povero cane sono sbocciati fiori di sensibilizzazione, di arte e di cuore che lasciano le mollichine della memoria nel sentiero dell’educazione e del rispetto.

L’arte ha cantato Angelo in una canzone e l’ha scolpito in una statua collocata nel parco Ravizza di Roma. La politica si è interrogata sull’adeguatezza delle normative sui reati contro gli animali. Le associazioni animaliste si sono battute per ottenere la giustizia possibile e per proteggere altri cani come Angelo. Il cinema ha cristallizzato la storia di Angelo in un cortometraggio firmato dal regista italoamericano Angelo Dalfino e intitolato Angelo, vita di un cane di strada patrocinato dalla Lega Nazionale per la Difesa del Cane.

Ma il candido manto di Angelo è entrato anche nelle scuole, anche nei mesi di didattica a distanza, attraverso una edufiction. Il progetto è nato dalla scuola per la scuola. A realizzare #Angeli-Storia di ordinaria ingiustizia sono stati infatti gli studenti di regia dell’Accademia di belle arti europea dei media Acme di Milano. Budget zero ma valore altissimo per questo progetto che mira a sviluppare l’empatia nei ragazzi dell’età degli aguzzini di Angelo. Proprio quell’empatia che a loro è mancata.

A proposito: a interpretare Angelo nel cortometraggio di Dalfino c’era il cane Lapo. Anche lui bianco bianco, anche lui randagio del sud. Dalfino lo ha ‘scritturato’ dopo averlo trovato in un canile. Dopo l’ultimo ciack lo ha tenuto con sé.

 

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