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Due cani in casa: la reazione dell’uno alla morte dell’altro…

La felicità con un animale è tanta; ma con due cani in casa raddoppia, un po’ come accade per i bambini…

Tuttavia, sappiamo che la vita condivisa non è solo gioia.

Ma anche responsabilità, adattamento, spese.

E dolore, quando, inevitabilmente, arriva l’ora del trapasso.

Una ricerca italiana suggerisce che la morte del proprio simile inneschi sofferenza e perdita nel sopravvissuto di casa.

Vediamola più nei dettagli…

Due cani in casa: come reagisce uno alla morte dell’altro…

Oltre 400 proprietari di cani italiani sono stati coinvolti in uno studio, poi pubblicato su Scientific Reports.

Allo scopo di osservarne le reazioni in seguito alla morte di un loro simile convivente.

I ricercatori dell’Università degli Studi di Milano e quelli dell’Università di Padova hanno concluso che il sentimento sperimentato dall’animale sopravvissuto è il dolore.

Un dolore che si estrinseca innanzitutto con una sorta di apatia. 

Nell’86% dei casi, qualora i due cani fossero legati da una relazione particolarmente amichevole o addirittura di tipo genitoriale, l’animale superstite modifica il suo atteggiamento, ricercando maggiormente attenzioni, diminuendo l’appetito e il desiderio di giocare e, in generale, perdendo di dinamismo.

La spiegazione sarebbe da ricercare nella forte tendenza che i cani hanno a cooperare e sincronizzare i loro comportamenti per beneficiare della vita comunitaria.

La morte di un membro del gruppo interromperebbe questo rapporto di cooperazione, determinando i cambiamenti di cui sopra.

Lo studio ha indagato anche il lutto dei proprietari e il loro modo di relazionarsi ai sopravvissuti.

Ebbene, si è escluso che i proprietari proiettassero il proprio dolore sul cane nel descrivere le variazioni di comportamento.

Che dunque appaiono reali.

Un’influenza degli umani potrebbe invece esserci stata sull’accrescimento del sentimento di paura.

Che non a caso era maggiore in quei cani i cui proprietari mostravano maggiore sofferenza e rabbia in seguito alla morte del proprio animale.

Il lutto per i propri simili non è una novità

Gli animali soffrono per la morte dei conspecifici?

È un’ipotesi da tempo al vaglio della scienza.

Nel 2018 l’orca Tahlequah dà alla luce il suo secondo figlio, una femmina, che mezz’ora dopo il parto muore. L’orca continua a nuotare, senza mai staccarsi dalla cucciola. Al settimo giorno, altri membri del gruppo iniziano a darsi i turni per far galleggiare la piccola, e permettere a Tahlequah di riposare. Finalmente, al 17° giorno, dopo aver nuotato per 1.600 km, Tahlequah si rassegna e lascia andare la figlia, affidandola agli abissi.

Anche gli scimpanzé, i delfini e gli elefanti sono stati visti passare del tempo intorno al corpo di conspecifici deceduti, e non solo subito dopo la loro morte, ma anche nei momenti successivi.

Il lutto è il risultato di una perdita nei confronti di una figura di attaccamento.

I meccanismi che ne sono alla base sono strettamente conservati dai mammiferi, anche di specie diverse.

In quelle sociali, in particolare, i legami di attaccamento rivestono un ruolo essenziale, accrescendo le probabilità di sopravvivenza degli individui e migliorando la loro qualità della vita.

Numerose evidenze scientifiche supportano l’idea che gli animali possano provare dolore e consapevolezza della morte.

Come quei cani che, per anni, tornano ogni giorno sulla tomba del loro compagno umano deceduto.

Il lutto nel mondo animale

Certo, non è ancora chiaro come essi acquisiscano questa consapevolezza: se si appellino all’esperienza o a una semplice intuizione.

Rituali che accompagnano la morte esistono non solo nel mondo umano ma anche in quello animale.

Gli elefanti sono stati osservati coprire il corpo del defunto con rami e terra, sollevare e manipolare le ossa e tornare da lui.

Il biologo americano esperto di comportamento, Marc Bekoff, racconta di gazze notate avvicinarsi al cadavere di un’altra gazza, beccarlo delicatamente, raccogliere e deporre fili d’erba proprio lì accanto, fare la guardia in piedi, per alcuni secondi, e, infine, volare via.

Questi comportamenti validerebbero la tesi che la morte sia un evento definitivo anche per la psiche animale.

Al contrario, per altri studiosi gli animali non starebbero provando un dolore reale di fronte all’evento, ma piuttosto mettendo in scena un rituale, a noi ancora sconosciuto, tipico di ogni specie.

La verità è che non sappiamo ancora molto dei comportamenti legati alla morte negli animali non umani, anche perché li abbiamo studiati poco.

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