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Cura Curiosità

Farmaci per cani: potrebbero essere gli stessi di quelli dei padroni

Lo si è detto in più occasioni: purtroppo lo Stato italiano considera la proprietà di un animale domestico alla stessa stregua di quella di un bene di lusso.

Lo dimostrano l’iva sulle prestazioni veterinarie e sugli alimenti destinati ai quattro zampe, solo per citare alcune delle numerose e ingenti spese a cui sono costretti i proprietari.

Eppure qualcosa potrebbe cambiare adottando come farmaci per cani gli stessi adoperati per gli umani, qualora chiaramente il principio attivo sia il medesimo.

E questa pare essere la direzione assunta con l’approvazione di un emendamento della deputata pd Patrizia Prestipino.

I vantaggi di adoperare come farmaci per cani gli stessi ad uso umano

La norma contenuta nell’emendamento alla legge di bilancio, approvato in commissione e su cui lo stesso ministro della Salute Roberto Speranza aveva dato parere positivo, potrebbe consentire di risparmiare sulle cure.

Un risparmio per le famiglie, ma anche per le associazioni e le pubbliche amministrazioni che gestiscono rifugi e canili.

E potrebbe inoltre favorire le adozioni, dal momento che le spese mediche non costituirebbero più un salasso.

Ovviamente soddisfatte le associazioni animaliste come la Lav: “Finalmente, dopo anni di battaglie e petizioni affinché la cura dei quattrozampe non fosse più considerata un lusso, viene riconosciuto per legge il diritto-dovere all’uso del farmaco equivalente”.

Ad oggi infatti, a parità di principio attivo, il farmaco ad uso veterinario può costare anche dieci volte di più rispetto a quello per uso umano.

Sono stati fatti a tal proposito due conti.

Se il cane o il gatto avranno bisogno di un antibiotico, col medicinale ad uso umano si potranno risparmiare circa 10 euro.

Venti, se l’animale presenta gastrite.

E fino a 35 per le patologie croniche, come le cardiopatie.

Numeri e risparmi annuali che si moltiplicano per i Comuni, responsabili dei randagi ritrovati sul proprio territorio, sia per il mantenimento che per le cure.

Lo stato dei fatti

A questo punto però è doveroso fare delle precisazioni.

Innanzitutto, l’emendamento non è ancora legge.

Il ministro della Salute, dopo avere sentito l’Agenzia italiana del farmaco (Aifa), emetterà un decreto entro 90 giorni dall’entrata in vigore della legge di Bilancio, che poi dovrà essere votata anche al Senato.

Quindi, se l’iter parlamentare della manovra sarà favorevole, la legge definitiva si avrà non prima della prossima primavera.

In secondo luogo la proposta concede ai veterinari la possibilità di prescrivere per gli animali da affezione o da lavoro (esclusi invece quelli destinati alla produzione di alimenti), anche medicinali umani, a condizione che abbiano lo stesso principio attivo.

Quell’anche lascia intendere come resti prioritario l’impiego di farmaci veterinari.

E inoltre, in particolari circostanze, l’Aifa potrebbe decretare uno stop, fino a data da destinarsi, alla vendita di medicinali non veterinari per curare gli animali, qualora si registrino carenze tali da pregiudicare la cura delle persone.

Già queste due precisazioni bastano a spegnere facili entusiasmi.

A ciò si aggiunge che le altre richieste di provvedimenti «pet friendly» avanzate dall’Intergruppo parlamentare per i diritti degli animali, che raccoglie rappresentanti di tutte le forze politiche, non sembrano avere grandi chances di accoglimento.

Dunque, dai farmaci per cani alla riduzione dell’Iva sulle prestazioni veterinarie, la strada è ancora lunga e in salita…

 

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