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Io e Daisy, diario di una vita insieme. Piccole curiosità (capitolo 15)

Io e Daisy

santevet

A mano a mano che il tempo passa ed io conosco meglio Daisy, mi sembra di comprendere sempre un po’ di più il suo carattere e il suo modo di percepire il mondo circostante. Durante le prime passeggiate nel quartiere era attratta da tutto: osservava con gli occhi sgranati ogni cosa che si muovesse, annusava e scavava con insistenza nei posti in cui percepiva odori gradevoli mentre indietreggiava disgustata di fronte a quelli più spiacevoli, rincorreva farfalle, mosche e uccelli, rimanendo stupita quando poi questi all’improvviso si alzavano in volo, facoltà da Daisy non ancora acquisita.

Insomma, un mondo completamente nuovo di fronte al quale si poteva soltanto imparare. Anche le persone erano molto diverse tra loro: di base, chiunque camminasse nella nostra direzione incrociando il suo sguardo, era da salutare in modo festoso; poi c’erano i bambini che emettevano striduli più acuti da cui fiondarsi e arrampicarsi fino a leccare il viso e poi ancora c’era chi la ignorava e quindi lo scodinzolare si affievoliva non appena notava che l’attenzione altrui stava virando altrove.

Con il tempo, passeggiata dopo passeggiata, Daisy ha probabilmente imparato a costruirsi delle costanti sulla realtà, apprese a poco a poco. Mi è quindi capitato di assistere a delle abbaiate furenti contro un sacchetto della spazzatura finito inavvertitamente in mezzo al marciapiede, che di solito era sempre libero per il nostro passaggio. “Guarda, Daisy, avviciniamoci, è solo un sacchetto!”, molto diffidente accettava di annusare e sì, se ne rendeva conto anche lei e allora potevamo proseguire tranquillamente. La stessa cosa mi è successa di fronte ad altri “oggetti fuori posto” come dei nuovi cartelli indicanti i lavori in corso, giustamente disposti in strada in modo eccezionale e che, quindi, si discostavano dalla norma che proababilmente Daisy aveva in testa.

Come dicevo, anche sulle persone penso si sia costruita delle idee ben precise: di solito le persone camminano, se sono in piedi, oppure si siedono su delle apposite sedie. Così, una sera, camminando in centro nei pressi di un bar ci siamo imbattute in alcuni ragazzi seduti sul marciapiede, uno dei quali probabilmente aveva bevuto troppo quindi era in un posizione reclinata, quasi sdraiato per terra. Daisy, forse considerando questa scena un po’ improbabile rispetto a quelle a cui era abituata, ha aguzzato orecchie e portamento, puntando il gruppetto già da lontano e poi mi ha condotta, tirando decisa fino a loro, per iniziare ad abbaiare forte nella loro direzione.

A quel punto, appurato che gli amici avessero la situazione sotto controllo, io e Daisy-versione poliziotta, ci siamo allontanate per non creare ulteriore disagio. Poco più in là si è imbattuta all’improvviso in un altro ragazzo seduto per terra, al bordo della strada, che stava parlando comodamente al telefono. Daisy l’ha guardato incuriosita e, quando lui l’ha salutata sorridendo, lei si è subito sciolta in una danza scodinzolante.

Forse quella sera ha compreso che, anche le persone sedute per terra, funzionano come quelle che era abituata a vedere in piedi: se ti avvicini in modo non ostile e cercando di comprendere, nella maggior parte delle occasione ritroverai una cordialità inattesa.

Fine Capitolo 15
(settimanalmente Federica ci racconterà un capitolo della sua vita con Daisy)
➔ Puoi leggere qui gli altri capitoli di “Io e Daisy, diario di una vita insieme”


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