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Il giornalista e scrittore Michele Serra denuncia la morte del suo adorato “Osso“. Il cane è stato sbranato dai lupi la notte scorsa a circa duecento metri dalla dimora dove il quattro zampe viveva con il suo umano, nell’Appennino piacentino.
Una perdita che fa male al suo umano, il quale dichiara ” Mi sento come uno che ha pagato il suo tributo alla natura”. Una perdita raccontata nella newsletter Ok Boomer! de Il Post, per la quale il giornalista scrive.
Resta però una domanda, che sorge spontanea: perché il cane è stato lasciato libero di vagare in un territorio risolutamente frequentato dai branchi di lupi?
Osso era stato infatti liberato e come tutti i cani, quando avvertono una pista, vengono spinti anche molto lontano dall’implacabile curiosità e dal loro estremo senso olfattivo. Osso stava fiutando qualcosa in un campo di erba medica e lì è avvenuta la tragedia. Un branco di lupi lo ha attaccato e ucciso sul colpo.
La presenza crescente dei lupi è un tema complesso, complicato, che vede contrapposte due parti: da un lato le associazioni venatorie, sostenute da agricoltori e pastori e dall’altra gli ambientalisti.
Esistono anche diverse teorie del complotto sulla reinmissione artificiale dei lupi nel nostro territorio, ma per ora, la storia ufficiale, racconta di un ripopolamento completamente naturale avvenuto negli Anni Settanta.
La storia del lupo è sicuramente affascinante, ma per coloro che vivono in aree rurali diventa una realtà spesso cruda, per la quale diventa necessario proteggere i propri animali, cani o animali da pascolo che siano.
Foto: Il Corriere


