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A Volturino, piccolo borgo tra le colline della provincia di Foggia, alle 18 succede qualcosa che ormai nessuno considera strano. Colin, un cane dal passo deciso, ogni giorno lascia casa, percorre la strada principale e varca la soglia della chiesa. Non c’è spettacolo, né addestramento: c’è un’abitudine salda, che ha il ritmo delle campane del paese. Appena i rintocchi annunciano la messa serale, lui si muove con una puntualità che sorprende chi arriva da fuori e rassicura chi lo conosce. A guidarlo non sono premi o richiami artificiali, ma un richiamo interiore diventato parte della vita del borgo. Qui lo sanno tutti: il protagonista di questa piccola liturgia quotidiana si chiama Colin, e il suo tragitto è un filo invisibile che tiene insieme persone, luoghi e orari.
Un rituale che scandisce il paese (video)
Ogni pomeriggio, intorno alle 17.30, quando le campane iniziano a preparare il paese alla celebrazione delle 18, Colin si alza, si posiziona davanti alla porta e chiede di uscire. Da lì in poi, il percorso è sempre lo stesso: circa un chilometro, senza esitazioni e senza deviazioni, lungo una strada che conosce come il suo giardino. Nessuna fretta e nessuna distrazione, solo la costanza di chi ha un compito. A chi lo osserva può sembrare un automatismo, ma è piuttosto una scelta reiterata: il cane che va a messa a Volturino si muove con naturalezza, come se quella direzione fosse l’unica possibile. Il ritmo è regolare, il passo è misurato, lo sguardo è avanti: un rituale che nel tempo è diventato parte dell’identità del luogo.
Puoi vedere qui il video.
Arrivato in centro, Colin punta l’ingresso principale della chiesa; se la porta è chiusa, fa il giro dell’edificio finché non trova un accesso. L’obiettivo è esserci, e una volta dentro prende il suo posto: vicino all’altare, accanto al sacerdote, dove resta composto per l’intera celebrazione. Durante i momenti centrali tiene lo sguardo fisso, quasi concentrato, come chi riconosce una sequenza familiare. Non c’è richiesta di attenzioni, non c’è ricerca di cibo: non è stato addestrato e nessuno lo premia. Eppure non manca alle occasioni speciali, dalla Via Crucis alle feste più sentite, comparendo con la stessa regolarità dei parrocchiani. La sua presenza non interrompe, semmai accompagna, diventando parte silenziosa del rito.
A renderla singolare è anche la risposta del paese. Colin non è un randagio né una comparsa folcloristica: ha una proprietaria, una casa e orari che tutti rispettano. Quando la celebrazione finisce, qualcuno lo vede incamminarsi verso la via del ritorno e avvisa chi lo aspetta, oppure è lo stesso parroco a offrirgli un passaggio per evitargli il tratto in discesa. A Volturino questa scena non fa notizia, perché è entrata nella normalità: lo si incontra attraversare il centro con la stessa naturalezza con cui si guarda il vento cambiare sulle colline. Colin è un elemento interno alla comunità, non un’eccezione da fotografare; per questo suscita riconoscimento più che stupore, come accade per le cose che, a forza di ripetersi, diventano parte di tutti.
Nei luoghi piccoli anche ciò che altrove sembrerebbe straordinario scivola nella consuetudine, e proprio lì rivela un significato diverso. Colin non conosce dogmi né dottrina, ma conosce il richiamo: quando suonano le campane, va. È un tempo misurato dai rintocchi, non dalle notifiche di un telefono, e in questo sta il fascino della sua abitudine. Il cane che va a messa non cerca simboli da interpretare: risponde a un invito che per lui è diventato strada, passo, presenza. E il paese risponde a sua volta, riconoscendolo come parte della propria trama quotidiana. Così, ogni sera, la chiesa apre una porta anche a questa piccola fedeltà, e alle 18 c’è sempre un posto che lo aspetta.
Credits Video e Foto: lagazzettadelmezzogiorno.it


