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Il Messaggero ha pubblicato un video che mostra la vita dei cani catturati e segregati perché “colpevoli” di aver ucciso o ferito gravemente i propri umani. Storie di sofferenza, di maltrattamenti e di destini segnati (o quasi). A questo link è possibile vedere il video inchiesta completo.
Il girato all’interno di un centro di recupero, fa riflettere e rattrista allo stesso tempo: occhioni che scrutano da dietro le sbarre, cani che non avranno mai un futuro perché di difficile adozione o ancora cani che un tempo avevano una famiglia, ma poi qualcosa si è rotto.
Un cane non attacca mai “perché aggressivo” e basta; un cane attacca per una serie di motivi che spaziano dalla territorialità, allo stress, come spiegano veterinari e istruttori cinofili.
Cani di taglia grande, spesso detenuti in piccoli spazi e usati solo a scopi “di guardia” diventano aggressivi molto più facilmente. Ancora è fortemente errato parlare di cani “cattivi”, poiché gli animali non possiedono, ovviamente, la componente intenzionale tipica umana.
Un aumento esponenziale di casi di aggressioni all’interno delle abitazioni denota un problema generale della gestione dei nostri amici a quattro zampe. Un problema dffuso, che non si limita alle solite razze definite “pericolose”.
Nel video viene mostrato come gli istruttori tentino il tutto per tutto con cani ritenuti “da abbattere”, cercando di ricostruire assieme a loro la sfera emotiva e comportamentale, quando possibile. Questa è quasi sempre fortemente intaccata da abitudini di mala gestione da parte degli umani.
Foto: Il Messaggero


