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Alla vigilia del solstizio d’estate, quando in Cina cresce il consumo di carne di cane, un gruppo di attivisti cinesi nel Guangxi ha intercettato, poco fuori Yulin, un camion diretto ai macelli del festival di Yulin. All’interno, 68 cani terrorizzati e stremati da un lungo tragitto in autostrada, senza cibo né acqua. Dopo giorni di appelli inascoltati per potenziare i posti di blocco e sequestrare gli animali, i volontari hanno deciso di agire: hanno atteso sull’arteria di accesso alla città e, individuato il mezzo sospetto, lo hanno fatto accostare, impedendo che il suo carico di vite arrivasse a destinazione. Un’azione rapida e coordinata che ha sventato un ulteriore approvvigionamento di cani ai macelli cittadini.
Indice Articolo
Cani stipati e segni di provenienza domestica
Le immagini hanno rivelato gabbie metalliche arrugginite, sovraccariche, arroventate dal caldo. Gli animali, ansimanti e traumatizzati, riuscivano a malapena a voltarsi; alcuni presentavano infezioni oculari e ferite, altri mostravano comportamenti tipici di cani di casa: porgevano la zampa, cercavano il contatto, esibivano dentatura sana, indizio di cure recenti. Tutto lascia pensare a pet rubati e immessi nel commercio di carne di cane senza tracciabilità, un sistema crudele che macina profitti sulla sofferenza e sull’illegalità lungo le rotte autostradali verso Yulin. La scena, nel caldo soffocante, restituiva un quadro di stress estremo e condizioni igieniche precarie.
La pressione dal basso e lo stop al camion
Secondo Liang Jia, tra i promotori dell’azione, vedere i tir entrare in città mentre le autorità tacevano è stato intollerabile. Davanti al mezzo fermato, i volontari hanno evidenziato all’autista l’assenza dei documenti richiesti dalla legge per il trasporto interprovinciale di cani destinati alla macellazione; messo alle strette, l’uomo ha consegnato gli animali. “Ci davano la zampa come cani di famiglia”, raccontano, confermando indizi di provenienza domestica. Per gli attivisti, le istituzioni hanno il dovere di tutelare la salute pubblica oltre che gli animali, evitando che cani non vaccinati finiscano nei mercati e nelle cucine di Yulin. Questo episodio riapre il dibattito sui controlli e sulle responsabilità locali.
Cure immediate e il supporto di HSI
Salvati dal viaggio, i cani sono stati trasferiti in una struttura temporanea per riposo, alimentazione sicura e assistenza veterinaria, in vista del trasferimento in un rifugio sostenuto da Humane Society International (HSI). Per Peter Li, esperto di politiche cinesi di HSI, questo salvataggio incarna una nuova generazione che rifiuta il commercio di carne di cane. La maggioranza dei cittadini, compresi molti residenti di Yulin, non consuma carne di cane; HSI lavora tutto l’anno sul territorio per contrastare reti, trasporti e macelli. L’impegno spazia da indagini sotto copertura a missioni di salvataggio e al supporto ai rifugi locali, rafforzando una rete di protezione concreta per gli animali recuperati.
Rischi sanitari e cornice normativa in evoluzione
Il traffico di cani per scopi alimentari alimenta furti, trasporti illegali tra province e pratiche di macellazione crudeli, con un potenziale di diffusione della rabbia e di altre zoonosi. Nel 2020 il Ministero dell’Agricoltura cinese ha chiarito che i cani sono animali da compagnia, non “bestiame”, pubblicando l’elenco ufficiale delle risorse genetiche di allevamento. Nello stesso anno Shenzhen e Zhuhai hanno vietato il consumo di carne di cane e gatto, un orientamento apprezzato da gran parte dell’opinione pubblica. Questi segnali normativi mostrano come l’attenzione alla sicurezza alimentare e alla tutela animale stia lentamente cambiando il quadro complessivo.
Numeri, sondaggi e il futuro del festival
Al debutto nel 2010, durante i giorni clou del festival di Yulin si stimavano fino a 15.000 cani uccisi; oggi la pressione interna e internazionale ha ridotto il numero a circa 3.000, benché nelle settimane precedenti vengano ancora macellate centinaia di vittime al giorno. Sondaggi indicano che il 64% dei cinesi vuole fermare l’evento e oltre il 51% chiede il divieto del settore; il 69,5% non ha mai mangiato carne di cane. A Yulin, il 72% dei residenti non la consuma regolarmente, e a livello nazionale è assaggiata solo saltuariamente da circa il 20% della popolazione. In Asia si contano circa 30 milioni di cani uccisi ogni anno, 10–20 milioni solo in Cina, numeri che alimentano un dibattito sempre più acceso.


