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Ha affidato al veterinario l’ultimo saluto al suo compagno di vita, un Siberian Husky di 14 anni, e ha pagato per una cremazione cane con restituzione dell’urna con le ceneri. Ma, stando a una denuncia, settimane dopo quel corpo sarebbe riemerso lontano centinaia di chilometri: in un canale di scolo della campagna pavese. A far luce sull’episodio è un’indagine della Procura, avviata dopo l’esposto presentato dal proprietario tramite l’avvocata Luisa Manini. La vicenda, che intreccia Perugia e Pavia, scuote chi affida a terzi la gestione dell’ultimo tratto di vita dei propri animali e apre interrogativi sulla filiera della cremazione animali e sui controlli affidati agli operatori del settore.
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Dal veterinario all’agenzia funebre
Secondo gli atti richiamati nella querela, il 30 dicembre 2025 il cane sarebbe stato accompagnato in un ambulatorio del Perugino per l’eutanasia, necessaria per il grave peggioramento clinico. Dopo la soppressione, la salma sarebbe stata consegnata a un’agenzia specializzata nella cremazione animali, con l’impegno di restituire entro il 21 gennaio 2026 un’urna con le ceneri provenienti da cremazione individuale. Fin qui, una procedura nota a molti proprietari. Il percorso avrebbe però deviato: pur con la filiera formalmente attivata, in seguito all’evolversi dei fatti al proprietario sarebbe stata consegnata un’urna con presunte ceneri e perfino offerta la possibilità di ottenere un campione per eventuali verifiche genetiche.
Il ritrovamento nel Pavese
La chiamata dei Carabinieri Forestali
Il 2 febbraio 2026, sempre secondo la denuncia, il proprietario sarebbe stato contattato dai Carabinieri Forestali di Pavia: in un canale di scolo a Albonesi era stata rinvenuta la carcassa del cane, identificata grazie al microchip. Il punto del ritrovamento dista oltre 400 chilometri da Perugia, dove l’animale era stato affidato per la cremazione cane. La chiamata ha acceso il sospetto di una catena di gestione non conforme, perché il corpo non avrebbe dovuto trovarsi su un terreno agricolo, ma in un impianto autorizzato, tracciato e registrato secondo le prassi previste per i resti di animali da compagnia.
Le altre carcasse e i primi accertamenti
Nello stesso sito, riferiscono gli atti, sarebbero state trovate circa quaranta ulteriori carcasse animali. Un elemento che ha spinto il proprietario a presentare una prima denuncia e che, a quanto emerge, avrebbe indirizzato gli inquirenti verso verifiche sulla provenienza dei resti, sui trasporti e sugli smaltimenti. Al di là delle responsabilità penali ancora da accertare, il quadro descrive una possibile violazione delle regole di tracciabilità: dalla presa in carico post-eutanasia al trasferimento, fino all’eventuale cremazione o smaltimento in impianti autorizzati e registrati. Gli inquirenti avrebbero acquisito rilievi e disposto accertamenti veterinari per datare i decessi, valutando anche eventuali rischi per suolo e acque.
L’indagine in corso e le ipotesi al vaglio
La Procura ha aperto un fascicolo per fare chiarezza sull’intera filiera, in coordinamento con le autorità competenti. Sarà l’inchiesta a stabilire chi abbia gestito cosa e se vi siano state condotte illecite: dal possibile smaltimento irregolare di sottoprodotti di origine animale (Reg. CE 1069/2009) a ipotesi ambientali del d.lgs 152/2006, fino a profili di frode in commercio qualora l’urna con le ceneri non corrispondesse a una cremazione individuale. Accertamenti tecnici, documenti di trasporto, registri degli impianti e analisi dei microchip potranno offrire riscontri oggettivi.
Come tutelarsi: verifiche e buone pratiche
Per i proprietari che scelgono la cremazione cane, alcune cautele riducono i rischi. Verificare che clinica e trasportatore siano registrati e che l’impianto sia autorizzato; pretendere preventivo e contratto che specifichino cremazione singola o collettiva, tempi e modalità di restituzione; richiedere numero di tracciabilità, DDT di trasporto e certificato di cremazione con dati identificativi; quando possibile, optare per la presenza o la videoconferma della procedura; controllare sigilli e etichette dell’urna con le ceneri; conservare ogni ricevuta. In caso di dubbi, rivolgersi a forze dell’ordine o ASL veterinaria.
Una vicenda che tocca la fiducia
La storia dell’Husky quattordicenne parla di fiducia: quella riposta in professionisti chiamati a garantire dignità anche dopo l’ultimo respiro. Finché le indagini non chiariranno i passaggi, resta l’amarezza di un proprietario che si è visto recapitare un’urna con le ceneri mentre, stando agli atti, il corpo del suo cane sarebbe stato recuperato in un fosso. Trasparenza, controlli e tracciabilità sono gli argini necessari perché quel patto non venga tradito.


