Li hanno ammazzati come bersagli. Nelle campagne tra Grottaglie e Fragagnano qualcuno ha deciso che due vite non valevano nulla.
Non è stato un incidente.
Non è stata “crudeltà generica”.
È stata un’esecuzione.
Un fucile da caccia puntato contro un cane che si fidava dell’essere umano.
La canna infilata in bocca.
Lo sparo a distanza ravvicinata.
Così è morto Billy.
Con il muso devastato, irriconoscibile, tanto da far pensare inizialmente a un investimento. Invece no: qualcuno lo ha chiamato, forse lo ha attirato, forse Billy – buono com’era – si è avvicinato senza paura. E qualcuno ha premuto il grilletto.
Billy non è morto subito.
Ha agonizzato per ore.
Soccorso dalla Croce Azzurra, trasferito d’urgenza alla clinica convenzionata con il Comune di Taranto, non ce l’ha fatta. Le ferite erano troppo gravi. Troppo violente. Troppo deliberate.
E non era solo.
Pochi giorni dopo è stata trovata anche Nina, detta Nana.
Stesa a terra. Senza vita.
Anche lei colpita da un fucile.
Forse ha provato a scappare dopo aver sentito lo sparo.
Forse è caduta più avanti, dopo aver lottato per qualche metro.
Forse è rimasta lì, sola, mentre nessuno guardava.
Billy e Nina non erano randagi “di nessuno”.
Erano cani di quartiere, microchippati, sterilizzati, regolarmente censiti e intestati al Comune di Taranto. Animali conosciuti, accuditi dai cittadini, mansueti, abituati al contatto umano. Giovani: non avevano nemmeno cinque anni.
Eppure qualcuno li ha trattati come spazzatura da eliminare.
Questo è il punto che fa più rabbia:
chi ha sparato sapeva benissimo cosa stava facendo.
Ha scelto un luogo isolato, una “terra di nessuno”, una campagna senza controlli.
Ha agito convinto di restare impunito.
E forse è proprio questo che fa più paura.
Perché oggi sono stati Billy e Nina.
Domani chi sarà?
Non possiamo più accettare il silenzio.
Non possiamo più archiviare queste storie come “episodi”.
Qui c’è un criminale che ha usato un’arma da caccia contro animali indifesi.
📣 Chi sa parli. Chi ha visto denunci. Chi ha sentito non taccia.
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