La storia di Nina continua a far discutere e a indignare. La cagnolina, sequestrata per gravi maltrattamenti nel dicembre 2024 a Gorizia, è stata restituita alle stesse persone da cui era stata tolta, in seguito all’ultimo pronunciamento della Corte di Cassazione.
Una decisione che, pur chiudendo il percorso giudiziario, ha aperto una profonda ferita nell’opinione pubblica. Associazioni animaliste e cittadini sono scesi in piazza per chiedere giustizia e tutele più efficaci, mentre il caso è tornato anche all’attenzione del Parlamento.
Dopo il sequestro, Nina era stata trasferita in canile. Insieme a lei erano stati allontanati altri animali, trovati in condizioni considerate molto gravi. Nina, arrivata inizialmente in stato di salute critico, si era poi ripresa grazie alle cure ricevute ed era stata affidata a una nuova famiglia, con tanto di microchip e assegnazione formale. Per molti, quello sembrava finalmente il suo lieto fine.
Ma non lo è stato. Alla fine del 2025 Nina è stata nuovamente prelevata e riportata in canile, fino alla decisione definitiva che ne ha disposto la restituzione ai precedenti detentori. Una scelta che solleva interrogativi profondi sui vuoti normativi e sulla reale tutela degli animali vittime di maltrattamenti.
La vicenda ha coinvolto anche la politica: il deputato Walter Rizzetto (Fratelli d’Italia) aveva già presentato un’interrogazione parlamentare sul caso, segno di quanto la storia di Nina sia diventata simbolo di un problema più grande.
La domanda resta aperta: può un animale davvero essere tutelato se, nonostante tutto, viene rimesso nelle mani di chi lo ha fatto soffrire?




