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Coronavirus: New York svuota i canili

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Sembrava, almeno al Presidente Trump, che la sua Nazione potesse essere immune al coronavirus, e invece sono bastate un paio di settimane a far naufragare questa speranza; così anche gli Stati Uniti, esattamente come ogni altro Paese del mondo, si ritrovano a dover fare i conti con la pandemia.

E allora nei canili e nei rifugi newyorkesi, proprio come accaduto in quelli italiani, si è registrata una vera e propria corsa per assicurarsi la compagnia di un animale domestico…

L’idea di dover restare da soli chiusi in casa per un tempo ancora indefinito, ma probabilmente abbastanza prolungato, ha indotto migliaia di persone ad adottare un animale, o almeno a prenderlo in affido.

Così l’associazione di beneficenza Muddy Paws registra “il tutto esaurito” tra gli animali in attesa di una casa, proprio come la Best Friends Animal Society e l’Animal Care Centers che, a fronte di 200 animali disponibili, ha ricevuto oltre duemila adesioni.

Ci sarebbe da supporre che, mentre in tempi “normali” il lavoro assorbe la stragrande maggioranza del tempo delle persone, in un periodo in cui si è “costretti” ad astenersi dal lavoro e a restare a casa, ci sia maggiore disponibilità a dedicarsi ad un animale.

È pur vero però che viene anche da pensare, maliziosamente, che qualcuno si voglia assicurare “un porto franco”, la possibilità legittima e consentita di uscire di casa per la passeggiata del peloso…

E continuando sempre sulla scia di questi ragionamenti ci sono altre due considerazioni da fare.

La prima è cosa accadrà quando questo stato di cose eccezionali passerà, e si tornerà alla “normalità”, almeno delle incombenze quotidiane (se non addirittura moltiplicate, perché si dovrà nel frattempo risollevarsi dall’inevitabile crisi economica che accompagnerà la sospensione attuale delle attività lavorative).

Si rischia che, di nuovo travolti dalla frenesia della vita, i cani oggi salvati dalle gabbie, ci ritornino nuovamente (ed è per questo che in Italia si è disposto uno stop alle adozioni).

E se pure si riuscisse, superata la pandemia, ad avere ancora tempo a disposizione da dedicare ai pelosi, ci sarebbero abbastanza soldi per farlo?

«Quando la gente è disoccupata, senza stipendio, senza soldi, spesso è obbligata a fare dolorosi sacrifici, e questo potrebbe significare nuovi, ulteriori abbandoni».

 

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