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Si è aperto il 23 giugno, a Yulin, nella regione autonoma del Guangxi, il controverso Festival di Yulin, noto anche come Dog Meat Festival, che andrà avanti fino al 30 del mese. In questa città della Cina meridionale, migliaia di animali vengono ancora uccisi e la loro carne di cane venduta lungo le strade e nei ristoranti. Secondo attivisti locali, molti cani sarebbero sottratti ai proprietari nei villaggi limitrofi o catturati durante i trasporti, arrivando ai mercati privi di tracciabilità sanitaria. Mentre i commercianti parlano di tradizione, le associazioni denunciano pratiche crudeli e rischi per la salute pubblica. L evento coincide con il solstizio d estate e richiama acquirenti da altre province, nonostante controlli annunciati e crescenti pressioni internazionali.
Indice Articolo
Origini e dinamiche di un evento contestato
Nato intorno al 2009-2010, il Festival di Yulin non è una ricorrenza storica codificata ma un appuntamento creato da commercianti locali per promuovere il consumo di carne di cane durante l estate. Bancarelle e ristoranti espongono carni e stufati, mentre i macelli operano a ritmo serrato nelle ore notturne. Le autorità locali, consapevoli delle ricadute di immagine, tendono a minimizzare la portata dell evento e a presentarlo come fenomeno spontaneo e in calo, ma senza un divieto formale. Sullo sfondo resta una filiera opaca, alimentata da cani senza microchip e da furti nei villaggi, con flussi che attraversano più province prima di arrivare a Yulin.
Quanti animali vengono uccisi
Le cifre sono difficili da verificare e variano a seconda delle fonti. Stime recenti parlano di oltre 3 mila cani uccisi nell edizione 2023, mentre, secondo Asia for Animals, nei periodi di massimo picco il festival è arrivato a contare tra 10 mila e 15 mila macellazioni annue. Lo stesso network segnala una riduzione attorno a 2 mila-3 mila capi nel 2014 e, in anni più recenti, possibili cali fino a 1.000 animali. L assenza di monitoraggi indipendenti e di dati ufficiali rende però queste stime parziali; resta il dato costante di un mercato che prospera sulla vulnerabilità degli animali e sulla scarsità di controlli strutturali.
La risposta delle associazioni animaliste
A contrastare l evento operano numerose associazioni animaliste cinesi e internazionali. Tra queste spicca la World Dog Alliance, con sede a Hong Kong, che promuove il divieto del consumo di carne di cane in tutta l Asia. Per l Italia, la portavoce è Michela Vittoria Brambilla, presidente della Lega italiana per la Difesa degli Animali e dell Ambiente. Gli attivisti monitorano i mercati, documentano le violazioni, sollecitano interventi delle autorità e conducono campagne di sensibilizzazione sui rischi igienico sanitari e sul maltrattamento, cercando di spingere i consumatori verso alternative etiche.
Dalla campagna #StopYulin2015 alle celebrità
La visibilità internazionale è esplosa nel 2015 con l hashtag #StopYulin2015, che ha reso virali immagini e testimonianze provenienti dal Festival di Yulin. Il tema ha coinvolto volti noti come Ricky Gervais e le star cinesi Chen Kun e Yang Mi, catalizzando l attenzione dei media globali e di gran parte dell opinione pubblica europea. Di fronte alle critiche, le autorità locali hanno spesso ridimensionato l evento nei comunicati e imposto controlli sporadici, ma non lo hanno mai vietato esplicitamente. Di conseguenza, ogni anno il dibattito si riaccende, alimentato da video, report e nuove campagne.
Prospettive, norme e cambiamenti culturali
In Asia il commercio di animali da compagnia per il consumo resta esteso: si stimano circa 30 milioni di cani e 10 milioni di gatti uccisi ogni anno, mentre in Corea del Sud risultano ancora confinati in allevamenti fino a 2 milioni di cani destinati al consumo umano. In Cina cresce però una sensibilità diversa, soprattutto tra i giovani urbani, e una parte dell opinione pubblica chiede tutele più forti per i pet. Se da un lato i promotori del festival parlano di tradizione, dall altro l impatto reputazionale e le pressioni dei mercati esteri spingono verso restrizioni più severe e maggiore tracciabilità.


