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Curiosità

Il cane nella pubblicità: una piccola carrellata di esempi

cane nella pubblicità

La storia della Televisione è ricca di spot pubblicitari in cui gli animali svolgono il ruolo di protagonisti, ma è indiscussa l’egemonia dei cani tra le star del marketing televisivo: eccovi una breve rassegna della figura del cane nella pubblicità…

Inizialmente si trattava di spot a loro “dedicati” (cibi per cani, antiparassitari, spot anti abbandono ecc.), ma nel tempo il cane ha assunto sempre più il ruolo di vero protagonista, arrivando a volte a scavalcare il suo collega umano.

Basti pensare al West Highland White Terrier, altrimenti noto come cane della Cesar per essere comparso negli spot di questa azienda di alimenti per cani.

Altrettanto famoso il cane della Scottex, al secolo un goffo e paffutello cucciolo di Labrador Retriver, divenuto simbolo indiscusso di tenerezza e morbidezza.

E chi non ricorda gli esemplari di cane della pubblicità con Fiorello?

Prima si è trattato di un bellissimo border collie di nome Sheiton (nipote di Shonik, il celebre cane protagonista di tanti spot di Infostrada alla fine degli anni’90), che insieme allo showman siciliano ha sponsorizzato, con diverse campagne, i servizi offerti dalla Wind.

E poi dell’husky Lao, che da qualche tempo divide non solo lo schermo con Fiorello, sempre in spot targati Wind, ma anche la casa, visto che lo splendido esemplare è il compagno di vita di Olivia, la prima figlia di Susanna, moglie dello showman.

Ennesimo esempio, il cane supereroe della piattaforma online di servizi Segugio.it, vale a dire un Weimaraner grigio.

Il cane nella pubblicità: motivi di un indiscusso successo

Qualunque sia stata la sua bravura il cane ha sempre suscitato grandi emozioni nel telespettatore.

Il fatto che i cani (e gli animali in genere) abbiano successo nel marketing non è una novità.

Soprattutto quando si parla di specie con le quali l’uomo condivide una certa empatia, e che vede il Cane come esempio emblematico su tutti.

Il cane risveglia i sentimenti umani, è il miglior veicolo per esercitare il marketing emozionale.

Chi non avrebbe un sussulto di dolcezza di fronte ad uno spot con protagonista cuccioli paffutelli e indifesi? E per sollecitare la fedeltà del cliente, nessuno meglio di un cane può rispondere all’obiettivo.

Chissà quanti rotoli di carta igienica in passato sono finiti nelle case degli italiani grazie alle amabili capriole dei cuccioli di labrador color miele che ne scandirono i passaggi televisivi (e che tutt’ora seppur rivisitati, sono stati ripresi). Tanto che alla fine il piccolo peloso è diventato il logo principale del brand.

Questa corsa all’uso di animali (e all’uso del cane in particolare) nelle pubblicità ha finito per aprire allo sviluppo di filoni nuovi di business con giri d’affari da capogiro. Sono nate vere e proprie società che si occupano del “casting”, cioè del reclutamento di questi novelli attori, capaci nel tempo di indirizzare anche le preferenze dei consumatori sulla razza da regalarsi.

 

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