Staffordshire Bull Terrier



Lo staffordshire bull terrier viene chiamato "mini-pit bull", perché questo, infatti, sembrerebbe: ma ecco tutta la verità su di lui...

Staffordshire bull terrierPurtroppo lo staffordshire bull terrier non gode di una grande diffusione e non lo conoscono in molti: i meno informati lo confondono semplicemente con il pit bull, i più informati lo scambiano per una miniatura di quest’ultima razza. Potrebbe essere definita una verità, se non fosse che le origini sono più o meno differenti e che anche il carattere non è perfettamente uguale: questa razza non è stata concepita come una miniaturizzazione del pit bull, ma, all’epoca, come un cane da combattimento. La selezione ha cambiato radicalmente il carattere di questo cane, ed è assolutamente tutto da scoprire: se lo conoscete bene, non potete non adorarlo…

La storia dello staffordshire bull terrier

Al contrario di quanti moltissimi credano, non è affatto vero che già in origine si vollero selezionare i cani da combattimento. Fino ad un certo punto nel passato, infatti, i combattimenti anche tra tori e animali di grosse dimensioni erano perfettamente legali. Quando smisero di esserlo e diventarono illegali, divenne complicato trasportare e far combattere clandestinamente da una parte all’altra tori, leoni, orsi o altri animali. Si scelse però di utilizzare i cani, e nonostante sia stato l’Old English Bulldog a diventare il primo cane da combattimento, poi si scelse l’American Pit Bull Terrier di una volta. Ma si desiderò un cane di taglia ancora più piccola, che però avesse tutte le carte in regola per trasformarsi in un cane da presa vero, da combattimento, che riuscisse a sconfiggere il più alto numero di nemici.
Facendo attenzione alla conformazione del collo, delle mandibole, nacque lo
staffordshire bull terrier, per lungo tempo vissuto come un cane esclusivamente da combattimento. E’ nel 1930 che si ebbe finalmente una svolta significativa, quando già iniziava a scemare il concetto di staffordshire bull terrier come cane da combattimento: una serie di amanti di questa razza, decisero di riunirsi proprio a Staffordshire (da qui il nome della razza di questo cane) per, finalmente, redigere uno standard perfetto per far diventare questa razza una razza diffusa, apprezzata e non più considerata semplicemente come una bestia.
Fu grazie a questo gesto di grande intraprendenza che nel 1935 la razza ebbe un picco di diffusione, si iniziò a considerarla una razza a sé stante e non più una sottocategoria del
pit bull o semplicemente una sorta di cane da combattimento senza nome, e i cani iniziarono ad essere portati nelle mostre di bellezza e nelle esposizioni: tutto questo divenne possibile proprio a causa del fatto che ormai esisteva uno Standard della razza, e per tale motivo i giudici delle esposizioni potevano, appunto, giudicare quale cane fosse migliore e premiarlo. In seguito si ebbe un’evoluzione significativa negli Stati Uniti, una selezione per renderlo un cane da compagnia (cosa che è anche al giorno d’oggi), e la razza dello staffordshire bull terrier si trasformò, parallelamente, nell’American Staffordshire Terrier. Successivamente il successo ha smesso di avvenire soltanto nella terra d’origine ed è diventato europeo: ad oggi, è un cane sufficientemente diffuso in Europa e in Italia, ma purtroppo non molto conosciuto da coloro che non lo acquisterebbero. La sua origine, comunque, è britannica.

Il carattere e la vita con lo “staffy”

Lo “staffy“, come lo chiamano le persone che più lo adorano, è un cane particolarmente vivace al contrario di quanto sempre. Sono leggendari i suoi salti: guardandolo di sicuro non potrebbe apparire atletico, vista la sua conformazione evidentemente da molossoide, ma quando decide di fare le feste ai suoi proprietari o a persone che lo approcciano correttamente per la strada, fa dei salti proverbiali arrivando addirittura in braccio. E’ abitudine, per tale motivo, che salti sui letti e sui divani, ed anche in questo senso c’è bisogno di effettuare una rigida educazione, sempre attraverso le modalità tipiche di quelle che vengono messe ni pratica con i molossoidi: la “ferma dolcezza” è il rimedio migliore.
E’ un cane
particolarmente vivace che ha bisogno degli spazi adeguati, di sicuro non di un cortile o di un giardino, anche se ovviamente andrebbe bene; quasi tutte le razze possono vivere in appartamento senza problemi ed anche lo staffordshire bull terrier può, ma questo non sta a significare che possa imparare a vivere soltanto in casa. Anche a lui devono essere concesse le giuste passeggiate della giusta durata. Non è un cane che ha bisogno di particolari attenzioni, soprattutto per quanto concerne il mantello, perché è molto raso e per questa ragione tranne una frequente spazzolatura per tenerlo lucido e la pulizia d’ordinanza per tutte le razze non ci sarà sicuramente bisogno d’altro. Il fatto che non sia un cane che ha bisogno di cure in modo particolare, non significa che possa essere abbandonato a se stesso: è una razza che ha bisogno del costante contatto con il proprietario.
E’ stato
anticamente selezionato per i combattimenti e, per quanto ora sia stato trasformato in un cane dolcissimo tutto da scoprire, è comunque un cane ‘competitivo’ e tendenzialmente dominante con i suoi simili. Dev’essere socializzato sin da piccolo, bisogna prestare attenzione agli incontri con i suoi conspecifici, e non è un cane, ammesso che non siamo sicuri della sua affidabilità ed educazione, da liberare in area cani dimenticandosene del tutto (fermo restando che dimenticarsi del proprio cane mentre interagisce con i suoi simili non dovrebbe accedere mai, neppure con il cane più buono del mondo). Ha un ottimo istinto predatorio e può capitare che si metta ad inseguire animaletti più piccoli di lui, improvvisamente: talvolta anche i gatti, per via degli atteggiamenti e dei movimenti, possono somigliare ad una preda e per questa ragione gli staffordshire bull terrier possono decidere di inseguirli e, se la situazione lo richiede, attaccarli. Basta tenere la situazione sotto controllo ed occuparsi dell’educazione e della socializzazione degli ‘staffy‘ con i gatti, in maniera tale che li riconoscano come semplici animali e non più come prede.

Commenta

Your email address will not be published.