Lagotto Romagnolo



Il primo ed unico cane da tartufo riconosciuto al mondo. Un cane vivace e pieno di brio, un antidepressivo vivente: la descrizione del cane "orgoglio italiano".

Cane Razza Lagotto RomagnoloIn tanti sentono parlare di cani da tartufo ed in moltissimi si dedicano all’addestramento dei soggetti perché riescano a riconoscere l’odore del tartufo per poi andarlo a scovare, ma non tutti utilizzano il Lagotto Romagnolo per la ricerca di questo alimento pregiato. Semplicemente perché in molti preferiscono impiegare altri segugi, ma bisognerebbe sempre tenere in considerazione che l’unico cane ufficialmente riconosciuto per la ricerca del tartufo è il Lagotto Romagnolo, chiamato quasi sempre solo lagotto, una razza riconosciuta dalla FCI (Federazione Cinologica Internazionale) e naturalmente dall’ENCI: una delle poche razze italianissime e che ha, oltretutto, il primato di unico vero cane da tartufo di tutto il mondo.

Le origini e l’evoluzione

Al contrario di quanti molti possono credere, il Lagotto non è nato già con attitudini legate esclusivamente alla ricerca del tartufo. All’inizio infatti era un cane da riporto in acqua, come gli attuali Flat Coated Retriever o molti altri cani di questa tipologia; aveva un ottimo fiuto, era abituato alla vita nei boschi, ma al contempo era abituato anche a tuffarsi in acqua (ha mantenuto la passione per l’acqua, non spiccata come nei retriever ma comunque c’è). Per quanto riguarda i suoi incroci che riguardano specificatamente il riporto in acqua, moltissimi sostenevano che il lagotto romagnolo discendesse dal Cane da acqua portoghese, mentre dei ritrovamenti nell’Etruria padana dove il lagotto veniva raffigurato, confermano che in realtà il lagotto esisteva già quando il Cane da acqua portoghese muoveva i suoi primi passi. Per questa ragione, una razza molto antica, che si è sviluppata per il suo impiego attuale, cioè quello di cane da tartufo, soltanto recentemente. Il suo nome è proprio legato alle abilità con l’acqua, e pare provenga da alcuni modi dire dialettali romagnoli in cui questa razza era il “Can Lagòt”, il cane dei laghi, il cane dell’acqua: questo soprannome si è poi evoluto, il cane non è mai stato chiamato in un altro modo e per tale motivo anche alla Federazione Cinologica Internazionale è stato registrato con il nome di Lagotto Romagnolo, ora non più dialettale ma appunto ufficiale.
Il Lagotto divenne in seguito un cane utilizzato soprattutto per riporto della selvaggina, ma non ci fu mai un momento in cui sospese completamente questa attività per dedicarsi alla ricerca del tartufo; accortasi delle sue buone capacità, gli stessi cacciatori che poi lo portavano a svolgere attività venatorie lasciavano che cercasse il tartufo pregiato. Le abilità nella caccia e nella ricerca del tartufo si sono sviluppate contemporaneamente e parallelamente, e nessuna delle due, neppure al giorno d’oggi, ha comportato la sospensione dell’altra. Eppure, il lagotto romagnolo nel tempo ha dimostrato sempre più capacità, non solo nella caccia ma particolarmente di spicco nella ricerca dei tartufi. Con la definita scomparsa delle valli paludose, avvenuta dopo il 1800, scomparve la necessità di far dedicare questa razza al riporto della selvaggina in acqua e iniziò a svilupparsi solo la capacità legata ai tartufi. Molto dopo, negli anni settanta, quattro allevatori riscoprirono la razza e la fecero rinascere con tanto impegno e tanta selezione: Quintino Toschi, presidente del gruppo di Imola, Francesco Ballotta, giudice ENCI, Antonio Morsani, cinologo e Lodovico Babini, esperto cinofilo e grande appassionato. Fu grazie a loro che nel tempo il lagotto poté ritornare a competere nelle più grandi gare, e raggiungere il suo apice nel 1988 con la fondazione di un suo club a sé stante. Questo diede vita, ovviamente, anche al riconoscimento ufficiale della razza all’opera sia dell’ente nazionale che europeo, con il successivo ed encomiabile riconoscimento di cane da tartufo, ad oggi ancora unico al mondo.

Il carattere del lagotto romagnolo

Come tutti gli ex cani da caccia ma comunque adibiti a ruoli che devono per forza farli muovere, anche il Lagotto Romagnolo ha mantenuto intatta una certa vivacità che dev’essere inevitabilmente sfogata all’aria aperta. Nonostante la sua piccola taglia (i maschi non devono mai superare i 15 – 16 kg), il Lagotto non può e non deve essere tenuto sempre in casa: non dev’essere mai presente, in nessun caso e con nessuna razza, l’associazione mentale secondo cui il cane di taglia piccola deve vivere in casa perché tanto i bisogni saranno di dimensione altrettanto ridotta e potranno entrare per sempre nei tappetini igienici. La taglia più ridotta non riduce automaticamente il bisogno di movimento del singolo soggetto e del resto presto, se metteremo in pratica queste idee, ce ne accorgeremo perché avremo un cane tendenzialmente nevrotico che sfogherà tutte le sue energie in appartamento, distruggendo ogni cosa. Questo non significa che il Lagotto Romagnolo debba avere a disposizione un giardino, ma semplicemente che a lui più che ad altri devono essere concesse le giuste passeggiate e le giuste corse all’aria aperta. E magari, qualche minuto di libertà (sempre vigilata), per annusare e scatenarsi come si deve. È una razza facilmente addestrabile, molto intelligente, che capisce sempre tutto in fretta. Stiamo parlando di un cane che per svolgere i suoi compiti deve essere comunque diligentemente addestrato e per questa ragione c’è una predisposizione all’educazione e all’addestramento nel suo carattere. Ovviamente nel nuoto se la cava brillantemente e non è affatto aggressivo con gli altri cani, pur sviluppando un certo istinto predatorio nei confronti dei gatti, perché piccoli e agili come la selvaggina che era abituato a cacciare. È un ottimo cane non solo come animale per la ricerca del tartufo ma è anche un cane da famiglia e per la vita all’interno di un nucleo familiare impeccabile.

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